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	<title>cosmogonie dalla fabbrica</title>
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	<description>tra le righe</description>
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		<title>Accadì</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 17:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo temporelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[metafisica]]></category>
		<category><![CDATA[alta definizione]]></category>

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		<description><![CDATA[
A volte mi fermo e penso in alta definizione,
da anni, prima della Sony e dei tv sedici noni.
Zapping in questo old media, dunque:
Canale uno. l’amore non è cieco, è daltonico. Commedia verde, ops!…Rosa.
Canale due. la primavera gonfia i cespugli a festa, nel vento che sentite. Documentario
Canale tre. programma sui cassettoni dei soffitti a cassettoni. Generalista
Canale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://superminella.altervista.org/wp-content/uploads/2010/02/monoscopio2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-71" title="monoscopio" src="http://superminella.altervista.org/wp-content/uploads/2010/02/monoscopio2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>A volte mi fermo e penso in alta definizione,</p>
<p>da anni, prima della Sony e dei tv sedici noni.</p>
<p>Zapping in questo old media, dunque:</p>
<p>Canale uno. l’amore non è cieco, è daltonico. Commedia verde, ops!…Rosa.</p>
<p>Canale due. la primavera gonfia i cespugli a festa, nel vento che sentite. Documentario</p>
<p>Canale tre. programma sui cassettoni dei soffitti a cassettoni. Generalista</p>
<p>Canale quattro. (Canale tre +1) programma sui cassettoni dei soffitti a cassettoni. I cassettoni sono stati aperti e sono caduti coriandoli e stelle filanti. Generalista (con toni carnevaleschi, mi aspettavo di più).</p>
<p>Canale cinque. monoscopio di regolazione per i tecnici del pensiero ad alta definizione. (Beeeeeeeep)</p>
<p>Canale sei. profili di donna nuda; tre lati. Il quarto è visibile solo con tessera Premium. (Bastardi!)</p>
<p>Basta, accendo la radio e riapro gli occhi&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>summe stesso</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 16:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo temporelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[metafisica]]></category>
		<category><![CDATA[rifletto]]></category>

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		<description><![CDATA[
rifletto;
chi sono io per giudicarmi?
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://superminella.altervista.org/wp-content/uploads/2010/02/simon_schubert_le_el_mirror1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-61" title="Le EL, Simon Schubert" src="http://superminella.altervista.org/wp-content/uploads/2010/02/simon_schubert_le_el_mirror1-245x300.jpg" alt="" width="245" height="300" /></a></p>
<p>rifletto;</p>
<p>chi sono io per giudicarmi?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>notte insonne</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 00:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo temporelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[
Rimboccami le nuvole e concedimi il sonno della notte.
Sei l’uomo magro con i temporali sotto le ascelle,
e caverne dai rimbombi che mi asciugano.
Sei il mistero nascosto nei tuoni della voce,
che si allontanano nel cielo a cupola,
come echi di un passato.
Sei ginocchia appuntite come fulmini,
che spezzano le mie capriole nel letto,
e hai una barba da cumulonembo; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://superminella.altervista.org/wp-content/uploads/2009/11/11052010-Copia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-75" title="uomo con i temporali sotto le ascelle" src="http://superminella.altervista.org/wp-content/uploads/2009/11/11052010-Copia-276x300.jpg" alt="" width="276" height="300" /></a></p>
<p>Rimboccami le nuvole e concedimi il sonno della notte.</p>
<p>Sei l’uomo magro con i temporali sotto le ascelle,</p>
<p>e caverne dai rimbombi che mi asciugano.</p>
<p>Sei il mistero nascosto nei tuoni della voce,</p>
<p>che si allontanano nel cielo a cupola,</p>
<p>come echi di un passato.</p>
<p>Sei ginocchia appuntite come fulmini,</p>
<p>che spezzano le mie capriole nel letto,</p>
<p>e hai una barba da cumulonembo; altezzosa.</p>
<p>Concedimi il sonno della notte, dunque.</p>
<p>Tu che hai creato i miei sogni velenosi.</p>
<p>Tu che sei un dio timido e non ti sei mai presentato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>folle tastiera</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 13:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo temporelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[metafisica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sono un impiegato consumato, siedo sulla barra spaziatrice e sono felice.
Non è solo una questione di comodità, anche se dopo la pausa pranzo spesa alla trattoria sotto l’ufficio, la possibilità di sdraiarmi rende questo tasto più giusto di altri. A volte ne approfitto, e sono pennichelle indimenticabili.
A dire il vero, non è sempre stato così; da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://superminella.altervista.org/wp-content/uploads/2009/11/070530_1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-66" title="Keyboard of Kickstart70" src="http://superminella.altervista.org/wp-content/uploads/2009/11/070530_1-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a></p>
<p>Sono un impiegato consumato, siedo sulla barra spaziatrice e sono felice.</p>
<p>Non è solo una questione di comodità, anche se dopo la pausa pranzo spesa alla trattoria sotto l’ufficio, la possibilità di sdraiarmi rende questo tasto più giusto di altri. A volte ne approfitto, e sono pennichelle indimenticabili.</p>
<p>A dire il vero, non è sempre stato così; da giovane ho passato anni di lavoro in piedi, sul tasto del punto interrogativo. Insomma, anch’io ho fatto la mia gavetta. Quella si che era una posizione scomoda. Ero così poco utilizzato, così escluso che spesso mi agitavo. Saltando o battendo i piedi, producevo domande senza parole a cui nessuno sapeva rispondere. Interrogativi così insistenti che la stampante di rete sempre si inceppava e mi toccava litigare con i colleghi. Il mio nemico giurato era quell’anziano dipendente, quello che stava sul tasto ESC e che alla macchinetta del caffè parlava solo di pensione. E mi prendeva in giro per il mio lavoro, per le mie domande senza senso.</p>
<p>Ma non sono qui per ricordare i vecchi tempi, potete immaginare da soli quanto abbia girato per i tasti in più di 40 anni di lavoro. Mi sono punto il culo per mesi sul tasto asterisco (un riccio fastidioso che non ho mai sopportato). Sono stato per anni all’ufficio spedizioni sull’ampio tasto INVIO. E poi, durante la crisi di inizio secolo, ho condiviso un minuscolo tasto con i colleghi @, ò, ç, relegato su di un soppalco blu con la sola funzione +. Insomma ho visto abbastanza del mondo del lavoro, prima di approdare qui, sulla barra spaziatrice.</p>
<p>Qui, su questo lungo tasto, lontano dai dodici funzionari F1, F2,…F12, posso fare quello che mi pare. Spesso pesco, perché questo tasto è come un pontile, una lunga lingua di silenzio che si getta tra le parole. Mi siedo con le gambe a penzoloni e passo ore con le canne e le reti tra le mani. A volte, se ho fortuna, riesco a pescare banchi di lettere che formano frasi iridescenti e bellissime, a volte invece nelle mie reti si incagliano proprio i tasti che più mi infastidiscono e che accendono il mio passato; ricci asterischi, interrogativi inutili.</p>
<p>Non mi interessa più, sono più saggio adesso. Ogni simbolo, ogni segno trova il mio asilo. Quando mi agito, irrequieto genero spazio, silenzio tra le parole. Sono il più toccato, il più accarezzato, il più interpellato, nessuno può fare a meno di me. Sono un impiegato consumato, siedo sulla barra spaziatrice e sono felice.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>rugiada sul petto</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 22:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo temporelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[metafisica]]></category>

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		<description><![CDATA[Al rientro da certe notti, sul mio petto, precipita la condensa dell’alba. Il vapor d’acqua, la rugiada.
Le tue carezze, solo allora, riaffiorano come liquide impronte, rigando il mio torace con graffi d’amore.
E’ così alto il cielo in quelle notti che sempre mi fermo, nel parcheggio, come ubriaco.
Così guardo le auto ferme, immobili, e penso al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al rientro da certe notti, sul mio petto, precipita la condensa dell’alba. Il vapor d’acqua, la rugiada.</p>
<p>Le tue carezze, solo allora, riaffiorano come liquide impronte, rigando il mio torace con graffi d’amore.</p>
<p>E’ così alto il cielo in quelle notti che sempre mi fermo, nel parcheggio, come ubriaco.</p>
<p>Così guardo le auto ferme, immobili, e penso al tuo letto, in cui io, al contrario, non riesco a sostare.</p>
<p><em>E’ molto diverso l’uomo da queste auto spente nel loro fottuto parcheggio?</em> </p>
<p>Vorrei rovesciare vino nei loro serbatoi, tutto quello bevuto da me. Scommetto che la loro fantasia ubriaca, avvezza solo alla gasolina, non le riporterebbe qua, tutte le sere, in questo luogo fermo. </p>
<p>E invece, immobili, ferme, mentre cammino verso il mio letto, le auto indossano una vergine rugiada sul tetto. Una rugiada senza graffi, senza impronte, diversa da quella mia scottante sul petto.</p>
<p>Forse per rabbia o più per dispetto le mie dita umide disegnano nomi a caso su ogni tetto. Sono graffi d’amore, carezze mancate, che adesso sonnecchiano quiete nel solito parcheggio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ritardo satellitare</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 23:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo temporelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei usare parole a vanvera, senza saperle misurare.
Sentirle giungere sul nostro divano come in un collegamento satellitare; in anticipo sui miei pensieri.
Venga prima la voce dunque e poi l’immagine di quel rumore.
Sarebbe bello,
poter dire ti amo amore mio,
e un attimo dopo sorprendermi di averlo pensato.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei usare parole a vanvera, senza saperle misurare.</p>
<p>Sentirle giungere sul nostro divano come in un collegamento satellitare; in anticipo sui miei pensieri.</p>
<p>Venga prima la voce dunque e poi l’immagine di quel rumore.</p>
<p>Sarebbe bello,</p>
<p>poter dire <em>ti amo amore mio,</em></p>
<p>e un attimo dopo sorprendermi di averlo pensato.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>fredda attualità</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 21:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo temporelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[metafisica]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[freddo]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi devo scrivere del freddo, anche se non ne ho voglia e forse non ne sono nemmeno capace.
Non sono mai stato forte sull’attualità; la mia macchina per scrivere, sopra il carrello di rinvio, presenta uno specchio retrovisore; quando alzo gli occhi dai tasti in cerca di parole, vedo solo il passato, che a volte lampeggia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi devo scrivere del freddo, anche se non ne ho voglia e forse non ne sono nemmeno capace.</p>
<p>Non sono mai stato forte sull’attualità; la mia macchina per scrivere, sopra il carrello di rinvio, presenta uno specchio retrovisore; quando alzo gli occhi dai tasti in cerca di parole, vedo solo il passato, che a volte lampeggia, allucinando il mio avanzare.</p>
<p>Tuttavia, per sbarcare il lunario, entro sera, devo ottenere almeno una colonna sul quotidiano locale o scrivere uno slogan per i titoli di apertura del Tg notturno. E così devo pensare e scrivere del freddo, anche se non ne ho voglia, perfino se non lo sento.</p>
<p>Spalanco la finestra accanto alla mia scrivania, sperando che il crudo contatto con questo fenomeno meteorologico mi aiuti a trovare le parole. Non serve. Le mie dita si irrigidiscono nei movimenti, niente di più. Dalle falangi intirizzite, il freddo sembra trasferirsi ai tasti, e da questi, con un gioco di leve metalliche, alle parole. E’ fredda attualità, cronaca stupida, quella che leggo sul mio foglio.</p>
<p><em>Freddo record in questo inizio autunno.</em></p>
<p><em>Morsa di ghiaccio in tutto il Paese.</em></p>
<p><em>Freddo e influenza: tre regole per combatterli.</em></p>
<p><em>Correnti fredde sul Paese, temperature ancora sotto le medie del periodo.</em><em></em></p>
<p>Parole inutili, inchiostro sprecato, chiudo la finestra. Risedendomi alla scrivania infilo istintivamente le mani sotto le mie gambe, e mi sbilancio in avanti. Le dita iniziano a scaldarsi, vorrei tentare parole nuove, ma i miei occhi già si perdono nello specchietto sopra la mia macchina per scrivere. Non ero mai stato così vicino a quest’assurdo retrovisore. Ci guardo dentro e mi perdo, o mi trovo, più del solito.</p>
<p><em>Mi trovo in un inverno sbagliato,</em></p>
<p><em>in un freddo alieno. </em></p>
<p><em>Guardo nel retrovisore e</em></p>
<p><em>mi arriva il rumore del tergicristallo,</em></p>
<p><em>che attende inutilmente di spingere la neve.</em></p>
<p><em>Siamo d’ottobre, </em></p>
<p><em>le nuvole, ancora rovesciate,</em></p>
<p><em>precipitano nevischio nel cosmo.</em></p>
<p><em>Una caduta senza fine, </em></p>
<p><em>silenziosa nel vuoto,</em></p>
<p><em>poi la gravità di Luna.</em></p>
<p><em>Ecco da dove arriva tutto questo freddo,</em></p>
<p><em>dai riflessi lunari ammantati di neve, </em></p>
<p><em>e così tremo dal freddo, anche se non lo sento.</em></p>
<p>La mia colonna per il giornale di domani. Estraggo il foglio dalla macchina per scrivere. Sono le 23.16, giusto in tempo per mandarlo via fax al caporedattore locale. Non sono mai stato forte sull’attualità, vedo solo il passato, che a volte lampeggia, allucinando il mio avanzare.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il graffio del lupo alfa</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 14:34:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo temporelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[metafisica]]></category>
		<category><![CDATA[chiromante]]></category>
		<category><![CDATA[destino]]></category>
		<category><![CDATA[lupo]]></category>

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		<description><![CDATA[destino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un lupo alfa, un capobranco. Non mi sbaglio. La primitiva bestia solitaria, che incede nei boschi con il muso sceso, lasciando tracce per la sua insaziabile femmina e il suo branco trascurato. Si, deve essere così. Quell’animale è stato testimone del tuo concepimento, avvenuto su di una collina, dove i filari di un nebbiolo ancora acerbo si perdevano nei boschi di faggi e querce secolari. Era appena iniziata un’estate calda, non mi sbaglio. </p>
<p>Non guardarmi con quell’espressione instupidita, perché le sorprese non finiscono qui, il tuo corpo sussurra ancora altro. Ti ho visto entrare in questa stanza buia, avanzando tra le mie fragili stregonerie. Con lenti opache ho fatto visita alle tue mani, trovando geroglifici dimenticati e incisioni rupestri tra le tue falangi.</p>
<p>Ebbene, a giudicare da come ti muovi tra le cose e da come questi robusti peli scivolino dall’avambraccio fino al dorso delle tue mani, penso che quel bastardo di un cane abbia avuto un ruolo diverso dal semplice spettatore.</p>
<p>Lo so, vorresti andartene. Pagare con l’argento il mio silenzio e uscire da questo circo traballante. Hai paura, la posso sentire perché è anche la mia. Le nostre vite, adesso, sono annodate. Dobbiamo restare, ci è necessario capire, per sciogliere questo nodo che ci strozza da sempre.</p>
<p>Sui tomi polverosi che mi leggeva mio padre quando ero piccolo si narra spesso del lupo alfa. Ho dimenticato quasi tutto di quei racconti, ma ricordo come questa fiera, dal pelo grigio, non si avvicinasse mai agli uomini, nemmeno all’ordine da essi generato. Vive e muore nei boschi quel lupo, le sue zampe evitano i villaggi, i campi coltivati, le strade e anche i sentieri. Il grande libro recitava;</p>
<p><em>Nessun uomo potrà dire di avere avvicinato il lupo alfa, nessuna strada avrà memoria delle sue impronte. Guai se non fosse così. </em></p>
<p>Queste parole spaventavano le mie notti acerbe e segnano tuttora la mia vita con l’inchiostro del mistero. Ora posso liberarmi, e forse posso liberare anche te, se permetti alla mia magia di penetrare nella tua carne, nel tuo respiro.</p>
<p>Non sarà più doloroso della verità. La pozione che già preparo, con il suo denso fumo, ti farà rigurgitare quello che hai visto senza occhi, udito senza orecchie, respirato senza polmoni nell’attimo in cui la tua prima cellula si è staccata come condensa dal soffitto del probabile, dalle arcate delle ipotesi, per precipitare nell’esistente; unica vita che vivi.</p>
<p>Sii forte ti prego, non tremare, hai sempre cercato facili verità; le grammatiche, le algebre, le parole e i numeri che ho visto come graffi sulle tue mani hanno confuso il tuo destino. Adesso è ora di andare sotto quelle tacche antropogeniche e scoprire chi sei o quello che sei destinato a essere.</p>
<p>Apri la bocca dunque, mostrami le fauci, permettimi di bruciare la tua anima con questa lava bollente. Voglio sentire l’esalazione del tuo nocciolo mentre avvampa. Bravo, ingurgita tutto, bevi questa liquida magia e sputa solide verità, io saprò tradurle in parole.</p>
<p>Inizio a vederlo quel lupo al confine del bosco. E’ solo, è il capobranco, è il maschio alfa, ne ero certo. La sua magrezza è quella di chi non caccia insieme ad altri lupi da settimane, gli occhi lucidi riflettono il ricordo di una femmina abbandonata, di cuccioli che non riconoscerebbero il suo odore.</p>
<p>Cerca qualcosa con il muso basso, lo sguardo fisso tra i filari della vite. Due corpi in amore, nudi, illuminati dalla luna e avvolti dal frinire delle cicale. L’erba alta. Vedo il tuo concepimento. Lo stesso che vede il lupo.</p>
<p>Non posso fermarlo mentre avanza abbandonando il bosco. Non posso fermarlo mentre infrange tutte le leggi dei libri antichi, cancellando le parole che mi ha lasciato mio padre. Procede tra i filari, senza rumore, le sue zampe sono pendoli di eleganza. Mi bruciano gli occhi, diventerò cieco. Il lupo è sopra tuo padre, graffia la sua schiena, ripetutamente, gli morde il collo. Un ululato riempie tutto lo spazio lasciato libero dalla natura; tu esisti. Il lupo svanisce nel buio, io non vedo più niente, non vedo più niente. E tu, …tu sei figlio di un uomo graffiato da un lupo alfa. Incline ad abbandonare il branco, patirai la fame per ricerche senza senso e <em>nessuna strada avrà memoria delle tue impronte. </em>Questo è il tuo destino. E ora vattene, lasciami guardare nel buio che mi hai regalato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vendemmia di parole</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 14:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo temporelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesie]]></category>
		<category><![CDATA[cena]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[dialoghi serali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra me e te, il tempo delle parole è quello più bello.</p>
<p>Dopo cena, frugando, le cerco tra i tuoi capelli,</p>
<p>per mettere insieme una storia,</p>
<p>e bearmi dei tuoi sorrisi.</p>
<p>Mi allungo sul tavolo,</p>
<p>spostando pietanze avanzate,</p>
<p>briciole della nostra fame selvaggia,</p>
<p>e sfiorando goffo la tua chioma,</p>
<p>saccheggio parole mature,</p>
<p>come da un albero dai rami piegati.</p>
<p> </p>
<p>Eppure tu non avverti la mia silenziosa vendemmia.</p>
<p>I tuoi occhi abbassati,</p>
<p>tra le mie carezze bugiarde,</p>
<p>sono una natura che si rinnova,</p>
<p>e concede i suoi più incantevoli frutti.</p>
<p>I tuoi occhi abbassati, non le parole.</p>
<p>L’umido di quello sguardo nascosto.</p>
<p>E’ questo ciò che vorrei rubare.</p>
<p>E invece torno a sedere,</p>
<p>i tuoi occhi ancora lì, chiusi,</p>
<p>le mie mani piene di parole, da sistemare.</p>
<p>E sempre,</p>
<p>scontento,</p>
<p>comincio a raccontare.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>corsivo</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 14:47:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo temporelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[metafisica]]></category>

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		<description><![CDATA[follia (ri)corsiva]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono entrato in un negozio di penne questo pomeriggio.</p>
<p><em>Buongiorno, vorrei una penna che scrive in corsivo.</em></p>
<p>Il negoziante mi ha guardato stranito, chiudendo il registratore di cassa.</p>
<p>Scusi, può ripetere, penso di non aver capito?</p>
<p><em>Vorrei una penna che scrive in corsivo.</em></p>
<p>Signore, ogni penna che vede esposta in questo negozio può scrivere sia in corsivo che in stampatello.</p>
<p><em>Si, ma io desidero quella che può scrivere solo in corsivo.</em></p>
<p>Non esiste! Rispose il negoziante, con la voce che piegava allo scocciato.</p>
<p><em>Ne è sicuro?</em></p>
<p>Certo che ne sono sicuro. Lavoro qui da vent’anni e non ho mai visto, né sentito parlare, di penne che scrivono solo in corsivo.</p>
<p><em>Ah! Che strano..Un mio amico ne ha una e mi ha detto di averla comprata qui.</em></p>
<p>Si sarà sbagliato!</p>
<p><em>Scusi,</em> <em>Posso provare quella? Ha un pezzo di carta?</em></p>
<p>Questa?</p>
<p><em>No, quella dietro. Si, quella, grazie.</em></p>
<p>Ecco, tenga! Ed ecco il foglio di carta…</p>
<p>Vergai il foglio con il mio nome corsivo; <em>ecco vede, questa scrive in corsivo!</em></p>
<p>Certo, lo ha deciso lei! Mi passi la penna, per favore.</p>
<p>Il negoziante, irritato, iniziò a vergare il suo nome in stampatello.</p>
<p>Vede! Ora ha scritto in stampatello!</p>
<p><em>Ha ragione, mi sono sbagliato, non è questa, quindi non ne avete, eh?</em></p>
<p>Gliel’ho detto, non ne abbiamo, non le abbiamo mai avute e mai le avremo!</p>
<p><em>e penne che non fanno le maiuscole, ne avete?</em></p>
<p>Esca di qui! O chiamo la vigilanza!</p>
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